Il riscaldamento a pavimento

La casa è il luogo che spesso viene associato alla famiglia e al calore, un ambiente dove ognuno può sentirsi sicuro e protetto. Per questo è importante tener conto, oltre agli altri aspetti come l’arredamento, la disposizione delle camere e il colore delle pareti, anche il fattore riscaldamento.

L'innovazione è rappresentata dal riscaldamento a pavimento, presente  nelle nuove costruzioni. Ma come per tutte le novità, ci sono dei pregiudizi in merito a questo tipo di impianto: c’è chi afferma che, in realtà, questo tipo di intiepidimento non funzioni tanto quanto è in grado di fare un sistema tradizionale; c’è anche chi dice che esso sia dannoso per la salute o, ancora, che possa risultare incompatibile con la moquette o, infine, che sia difficile installarlo in vecchie costruzioni. Vediamo punto per punto:

  • la caldaia: è l’elemento base, presente in tutti i sistemi di riscaldamento, anche in quelli tradizionali che utilizzano i termosifoni. A differenza dell’impianto classico in cui la caldaia lavora ad una temperatura di almeno 70°, nel caso del riscaldamento a pavimento la caldaia lavorerà ad una temperatura che va dai 29° ai 35°, comportando così un notevole risparmio energetico e di conseguenza anche economico;
  • Il pannello isolante: sopra il solaio esistente viene steso un pannello isolante con disegno preformato e la presenza di incastri e nocche che permettono una più semplice sistemazione dei tubi. 
  • la tubazione: essa rappresenta forse l’elemento più importante dell’intero impianto di riscaldamento in quanto in essi scorre l’acqua che serve a riscaldare l’ambiente. Solitamente i tubi utilizzati per questo tipo di impianto sono in polietilene . Essi sono incastrati sopra il pannello isolante e sono disposti a forma di serpentine, di chiocciole o secondo un rettilineo, permettendo così un’equa distribuzione del calore su tutto il pavimento. 
  • il massetto: questo è il vero elemento riscaldante. Solitamente viene realizzato in calcestruzzo reso molto fluido dalla presenza di additivi nella fase dell’impasto. Inoltre, all’interno del massetto viene installata anche una rete elettrosaldata che inibirà il ritiro del massetto stesso. Bisogna aggiungere che è importante avere un massetto con uno spessore quanto più ridotto possibile perché in questo modo il calore raggiungerà l’ambiente circostante in un lasso di tempo minore;
  • i collettori: i tubi convertono verso questi collettori,  presenti nelle cassette incassate nelle pareti, e che altro non sono che valvole le quali permettono di regolare l’apertura e la chiusura del flusso d’acqua dalla caldaia ai tubi e viceversa. Sono inoltre presenti presso i collettori dei termometri e delle valvole di sfogo.

Una volta completato l’intero impianto si posiziona il pavimento.
Il riscaldamento a pavimento nasce negli anni Cinquanta e Sessanta, era molto in voga e risultava funzionale, ma in seguito fu abbandonato perché causava notevoli problemi di salute, come mal di testa, gonfiori alle gambe e un malessere diffuso. Tutti questi problemi erano in gran parte causati dalle alte temperature che il pavimento raggiungeva: ciò avveniva perché non c’erano ancora adeguati materiali che permettevano un isolamento termico e il raggiungimento di una temperatura ideale, cosa che avviene oggi con i sistemi e i materiali moderni.

Seppure gli impianti possano essere diversi l’uno dall’altro, tutti hanno lo stesso funzionamento: l’acqua arriva alla caldaia che ne regola la temperatura e poi viene convogliata nelle tubazioni presenti al di sotto del pavimento per diffondere infine il calore in tutto l’ambiente circostante.
Il massimo calore che l’intero impianto può raggiungere è fissato sui 50° in modo tale che il sistema non subisca danni. Si può inoltre aggiungere che la vita di questo tipo di impianti è lunghissima e si aggira intorno ai 50 anni.

Ecco alcuni vantaggi del riscladamento a pavimento:

  • maggiore libertà nell’organizzazione degli spazi interni: mentre i termosifoni limitano lo spazio interno, rendendo per esempio inutilizzabile delle importanti superfici a parete, gli impianti di riscaldamento a pavimento fanno recuperare molto spazio nell’arredamento delle stanze;
  • la diffusione del calore: mentre per i termosifoni il calore si diffonde per convezione, con l’aria calda verso l’alto e quella fredda verso il basso, nel nostro caso la diffusione avviene per irraggiamento e in questo modo la temperatura risulterà costante in tutto l’ambiente;
  • l’utilizzo di energie rinnovabili: mentre l’impianto con termosifoni richiede un riscaldamento a gasolio o a gas per raggiungere le temperature elevate richieste (intorno ai 70°-80°), quello a pavimento può utilizzare fonti di energia più rispettose dell’ambiente, come le pompe di calore e gli impianti a energia solare visto che è sufficiente che la caldaia raggiunga una temperatura tra i 30° e 40°;
  • meno polveri: mentre la presenza dei termosifoni produce polveri che poi si diffondono nell’ambiente proprio per effetto della convezione, nel caso del riscaldamento a pavimento questo problema è quasi del tutto eliminato, così come è ridotta la presenza di acari e di muffe.


La manutenzione 

Uno degli aspetti che più spaventa nella scelta di un riscaldamento a pavimento per la propria abitazione è la comparsa di eventuali malfunzionamenti o perdite di acqua che possono portare alla rimozione del pavimento nella zona interessata dal guasto. Partiamo col dire che i materiali di cui sono fatti oggi i tubi fanno sì che essi resistano nel tempo e a eventuali corrosioni o a schiacciamenti. 

 

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